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Davanti ad uno specchio dopo tanti anni di sacrifici
fatti di forza di volontà di arrivare sempre più in
alto, di raggiungere un futuro brillante e migliore, di
tanti sogni di tanti progetti piccoli e grandi, di
lacrime e sorrisi, di dolori e rimpianti. Con tutto ciò
ci ritroviamo oggi a raccontare le nostre vite,
attraverso lo spettro dell’anima.
Certo che se si guarda indietro nel tempo, ci
troviamo con ricordi di una vita trascorsa lontana dai
nostri paesi e città ma le tradizioni furono con noi fin
dal primo giorno che sbarcammo da una nave piena di
sogni. Guardando con lo sguardo indietro c’erano
lacrime che scendevano lungo i volti di coloro che
avevano lasciato i propri cari in un mondo devastato
dalla devastantevastantevastante ‘Guerra e Poverta’. Sbarcando
poi in un mondo bianco e nero si, senza colori a parte
l’erbetta verde che copriva la terra intorno alle
piccole case che man mano formavano la città e la
periferia. Incominciammo così il nostro lungo cammino.
Una grande città lontano dal nostro mondo. La terra dei
grandi sogni. La terra della speranza.
Il lavoro era richiesto in qualsiasi campo, e
come sappiamo fare noi italiani, subito ci si rimboccava
le maniche e si cominciava a scavare la terra, oppure
costruire edifici sempre più alti e di diverse
dimensioni. Alcuni s’imbarcavano per lavorare in
miniera, tornando a casa neri come carboni per
guadagnare quei pochi dollari.
L’erbetta dietro casa diventava sempre di
meno, mentre i giardini di verdure aumentavano sempre di
più. Si faceva la spesa nei piccoli negozietti
all’angolo, per poi passare dal macellaio a qualche
passo più in là. E s’incominciò così a formare una zona
con tutti noi italiani. Il nome della strada era College
Street. C’era di tutto, le gelaterie, i bar con il
biliardo, e la stazione radio italiana CHIN radio.
Cercavamo in tutti i modi di non farci venire quella
malinconia della bella terra nostra lasciata alle spalle.
La famiglia era sempre importante, e la
Domenica di certo non mancava mai il solito
pranzo stile italiano. Nel tempo libero ci si riuniva
tra paesani oppure altri connazionali, e magari ci
scappavano le belle serate a ballare e cantare stornelli.
Senza pensare poi a tutte le altre a giocare a carte,
tra una scopa e un tre sette.
La vita di città era molto diversa da quella
dei piccoli paesi, anche se ci portammo dietro la nostra
cultura e le nostre tradizioni. Incominciammo così ad
aprire negozi come la panetteria per poter gustare il
sapore del nostro pane, anzichè il famoso pane bianco
che sembrava una spugna e si comprava dentro le buste di
plastica. Inoltre, si aprirono piccole macellerie
con carni di taglio ad uso italiano, e per non
parlare per i prodotti agricoli come frutta e verdura
che venivano coltivati esclusivamente nei piccoli
giardini e nei piccoli campi. Ma purtroppo, non tutto
sembrava essere uguale a quella nostra terra lasciata
alle spalle. L’inverno era molto più lungo e molto ma
molto più freddo, senza parlare della neve che tanti di
noi non avevano mai vista. Ai primi fiocchi che si
vedevano c’era tanta allegria, anche perchè era segno
che la grande festa del Natale era in arrivo. Fu allora
che si facevano programmi per il prossimo anno
migliorando sempre di più e come prepararsi per
affrontare un lungo inverno. Le serate trascorse tutti
insieme non finivano mai. Ognuno con idee diverse per
migliorare sia il modo di vivere e far fronte alle
proprie necessità.
Continua all'interno del libro
La Collana di Perle

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